Lia Galanodel

La creatura si muoveva nel bosco, invisibile e silenziosa.

Dall’alba ormai era sulle tracce della preda, ma non desisteva: aveva la pazienza dei cacciatori che attendono il momento giusto per colpire, e la posta in gioco era troppo alta per commettere un errore.

Tenendosi sottovento, la creatura scivolò non vista tra gli alberi che costeggiavano la strada e superò il gruppo di figure che stava seguendo; si stavano avvicinando alla radura, il punto critico in cui sarebbe venuto il momento di scattare e agire tempestivamente.

Aveva studiato a lungo i movimenti del gruppo, quindi sapeva esattamente dove sarebbero passati.

Grugnendo insulti e oscenità, il gruppo di orchi uscì dal sentiero nel bosco e si diresse verso la radura. Stavano pattugliando la zona da due giorni, cercando edifici da depredare. Avevano finalmente scelto come obiettivo il mulino, carico di preziose provviste da riportare alla loro tribù. Un compito semplice per quattro orchi, il cui numero era giustificato più che altro dalla necessità di trasportare il grosso bottino velocemente; uccidere la famiglia di umani che lo occupava sarebbe stato un piacevole bonus che veniva naturalmente col lavoro.

Furono interrotti improvvisamente da un rombo assordante, ma ebbero appena il tempo di sguainare le spade prima di essere investiti da un tronco d’albero.
Un orco rimase ucciso sul colpo; due furono spinti oltre i cespugli, dove la radura terminava bruscamente in una scarpata; il quarto rimase intrappolato sotto al tronco, ancora vivo, ma incapace di muoversi.

La creatura saltò fuori dalle ombre e si avvicinò all’orco rimasto, che la guardava con odio e sputava insulti tra un rantolo e un altro.

Un’esile elfa dagli occhi dorati e la pelle bronzea coperta di tatuaggi gli stava puntando alla gola una lama grossolana, ma affilata.

Per un momento, l’elfa considerò la possibilità di lasciare che fosse una lenta agonia ad uccidere l’orco, stupendosi della propria stessa crudeltà.

Poi la sua natura compassionevole ebbe la meglio, e l’elfa prese l’affilato coltello da caccia e ne passò la lama sul collo dell’orco, recidendo di netto la grossa vena sul collo, finendolo.

Il sole stava tramontando e l’elfa volse istintivamente lo sguardo a est, dove, a molte miglia di distanza, sapeva che la gente della sua tribù si stava preparando per la sera.

Per un momento, fu colta dalla malinconia e dal bisogno di tornare a casa. Poi le dure parole del capo tribù le tornarono in mente: “Il tuo odio per gli orchi ti sta avvelenando l’anima. Rinuncia alla tua ossessione, oppure allontanati dalla tribù, prima che tu possa contagiare gli altri”.

Con un sospiro, l’elfa si riscosse. Era giunto il momento di cercarsi un riparo per la notte.

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Pubblicato da

Melyanna

Gli amici mi conoscono come Melyanna o come K. Sono vegetariana, ossessivo-compulsiva sul lavoro, videogiocatrice accanita, e ho votato per Laura Roslin. Il mio tempo libero si divide tra videogiochi, corsa, yoga e giochi di ruolo. Amo il mio compagno, i miei gatti, Doctor Who, la musica metal, i libri (qualsiasi libro, purché non siano Twilight, 50 sfumature o altre stupidaggini scritte da autori non professionisti, che non meriterebbero di essere pubblicati). Mi ritrovo con gli amici tutti i venerdì sera per giocare di ruolo. Al momento stiamo giocando a D&D 5 e il mio personaggio è un bardo umano. Ogni tanto disegno, ma non sono proprio capacissima, è solo un passatempo.