Mara Stormwind

Nel bel mezzo di un’estate straordinariamente calda, all’alba, una giovane fidata della guardia cittadina di Waterdeep sedeva nell’ufficio del suo aumarr, il capitano, e teneva le mani sotto alle gambe per evitare di combinare un guaio.

Mara Stormwind, così si chiamava la giovane guardia, stava impiegando tutta la sua forza di volontà per restare composta sulla sedia scomoda, e non gliene rimaneva abbastanza per concentrarsi anche sulle parole dell’aumarr. Il fatto che la finestra fosse aperta certo non aiutava: Mara poteva infatti sentire le giovani reclute che si addestravano nel cortile e, a peggiorare la situazione, un gabbiano si era posato sul davanzale e stava osservando con interesse il retro della testa calva del capitano.

Un clangore di metallo e un’imprecazione particolarmente colorita vennero dal cortile. Mara si morse il labbro per evitare di scoppiare a ridere e il capitano si schiarì la voce, riportando finalmente su di sé l’attenzione della guardia.

“In sostanza, riteniamo che tu sia particolarmente tesa e che questo lavoro non faccia per te”. Disse il capitano, con un tono di voce freddo e formale.

“TESA?!?” Urlò Mara. Poi si rese conto del sopracciglio alzato del capitano e abbassò la voce: “Cosa avrei fatto, esattamente, per sembrare tesa? Ho sempre compiuto il mio dovere egregiamente, signore!”
“Hai sbattuto in gattabuia il figlio del funzionario, con un occhio nero, per di più! E stamattina hai preso a calci il cancello!”

Almeno ha ammesso il reale motivo per cui sono qui…” pensò Mara, poi strinse i pugni, ancora al sicuro sotto alle gambe, e rispose, cercando a fatica di mantenere la calma: “L’imbecille era ubriaco e stava importunando la figlia del fornaio. E non è colpa mia se quel maledetto cancello cigola come una banshee!”.

“L’imbecille…” continuò il capitano con un tono tra il paternalistico e lo scocciato, “è il figlio del nostro più grande benefattore. La caserma del distretto Settentrionale sarebbe in rovina senza di lui. E dormiremmo sulla paglia”.

“Ma…” cercò di dire Mara mentre il capitano prendeva fiato. Il capitano però la ignorò e continuò a parlare: “… Niente ‘ma’. La figlia del fornaio non conta niente e prima o poi dovrà pur crescere! Meglio che impari come gira il mondo da un ragazzotto con alle spalle una famiglia solida. Magari riesce a spillargli anche qualche soldo… E chi mi dice che il cancello non cigola perché continui a colpirlo?”

Il capitano si alzò in piedi, mettendo in fuga il gabbiano e zittendo Mara con un gesto perentorio; poi prese a camminare avanti e indietro per l’ufficio, e disse: “Mi dispiace, ragazza, tu sei indubbiamente molto abile e ti impegni. Ma la Città degli Splendori non fa per te. La sicurezza, qui a Waterdeep, si mantiene anche con una buona dose di diplomazia. Bisogna saper chiudere un occhio, ogni tanto…”

Mara non stava più ascoltando. Le parole del capitano sembravano provenire da lontano ed erano soffocate dal rumore assordante dei suoi pensieri. Cosa avrebbe fatto adesso? I suoi pochi risparmi le avrebbero a malapena permesso di vivere nel distretto del Porto. E cosa avrebbe detto ai suoi genitori? Aveva lasciato Longsaddle promettendo che sarebbe tornata con un grado militare, una divisa e una bella paga. Già immaginava il loro sguardo deluso, mentre se ne tornava con la coda tra le gambe…

“Ahem…” l’aumarr interruppe i suoi pensieri schiarendosi la voce “Per il tuo servizio nella guardia cittadina, hai diritto come congedo a una piccola somma di denaro e a dell’equipaggiamento di qualità. Potrai ritirarli nell’armeria, dove consegnerai la divisa e l’armatura”.

Le parole del capitano erano gentili, tuttavia, i suoi gesti di impazienza indicavano che era giunto il momento di andarsene.

Mara salutò il capitano, pronunciando per l’ultima volta il tradizionale saluto della guardia cittadina, poi si diresse a testa bassa presso l’armeria a ritirare il congedo, e infine nel dormitorio, dove teneva i suoi effetti personali.

Mentre preparava lo zaino, Mara si rese conto che lo sconforto iniziale stava già cedendo il passo alla curiosità di una nuova avventura.

Non era certo una persona diplomatica, o un’esperta di intrighi, ma era onesta, di buon cuore e molto abile con la spada. Non sarebbe stato difficile trovare un lavoro fuori dalle mura.

Salutati i compagni e raccolto il suo equipaggiamento, Mara uscì nel cortile, si assicurò che non ci fosse nessuno e assestò un ultimo calcio al cancello. Poi uscì in strada, lasciandosi per sempre alle spalle la caserma.

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