“Il passato è una bestia feroce” di Massimo Polidoro

Qualcuno più saggio di me disse una volta che non si può crescere e cambiare se non si ha il coraggio di uccidere il proprio passato.

Copertina con fascetta di Il passato è una bestia feroce
La copertina del romanzo.

Il passato è una bestia feroce” è uno di quei libri che vorresti contemporaneamente leggere tutto d’un fiato per vedere come va a finire, ma anche centellinare, in modo da rimanere coi personaggi il più a lungo possibile.
In genere non amo i romanzi scritti in prima persona, ma grazie allo stile pulito di Massimo Polidoro, la narrazione rimane comunque di grande qualità. Lo stile scorrevole dell’autore è perfetto per il genere thriller e la trama del libro è avvincente.
Il romanzo parte con un ritmo “tranquillo”, ma non bisogna farsi ingannare dalle prime pagine: l’azione infatti diventa serrata e si rimane spesso col fiato sospeso.

Foto di Massimo Polidoro
Massimo Polidoro fotografato da Roberta Baria.

Il protagonista della storia, Bruno Jordan, torna nei luoghi della sua infanzia per investigare sulla scomparsa di un’amica e compagna di scuola, avvenuta più di trent’anni prima.
L’indagine porta Bruno a fare un tuffo nel passato e i lettori vengono trascinati con lui tra i ricordi dei primi anni ’80.
Uno degli aspetti che più colpisce di questo libro, a parte i classici e bene eseguiti elementi del thriller, è appunto l’effetto “amarcord”: tutta una serie di ricordi d’ infanzia vengono rievocati da dettagli come il Ciao parcheggiato fuori da scuola, le audio cassette, i mondiali di calcio del 1982.
Per certi versi, questo aspetto del libro ricorda molto “IT” e “Stand by me” di Stephen King, con la differenza che i luoghi del romanzo sono vicini e i ricordi sono ancora più vivi ed emozionanti.

Assolutamente consigliato agli amanti del genere e non.